ognuno è responsabile del proprio FengShui.

La nostra casa siamo noi: la somma dei nostri valori e delle nostre esperienze, il risultato delle nostre giornate più belle (e anche di quelle più tristi), lo specchio della nostra anima e il ricordo delle persone che abbiamo incontrato, amato o perduto…Ogni oggetto nei nostri cassetti può raccontare qualcosa di noi. E ogni volta che lo vediamo, lo puliamo, lo spostiamo, o anche solo ricordiamo di possederlo, ci fa tornare inconsapevolmente al momento in cui ne siamo entrati in possesso. Siamo indissolubilmente legati a ciò di cui abbiamo scelto di circondarci.

“L’uomo, un animale domestico. L’uomo plasma l’ambiente in cui vive in modo che risulti in armonia con la sua vita…Plasmare la materia, gli oggetti d’uso, l’appartamento o la casa non è quindi solo una questione estetica, bensì un problema di facilità d’uso, praticità e comodità. Non si è quindi lontani dal vero pensando che l’uomo si è modificato se la sua abitazione si presenta diversa. La ‘sostanza abitativa’ nel suo complesso modificherà il proprio aspetto solo quando sarà cambiato l’uomo” (Bruno Taut, architetto – 1938).

Il FengShui applica proprio questo principio: intervenire sull’abitazione e gli oggetti che essa contiene per portare benessere e maggiore consapevolezza di sè a coloro che la abitano. Un po’ come fanno la riflessologia o l’agopuntura.

Il percorso interiore di armonizzazione però deve essere fatto in prima persona. Il consulente può suggerire di spostare i mobili, ridipingere le pareti, cambiare colori e materiali, aggiungere luci o piante verdi… ma non può (e non deve) farlo al posto nostro.

Quando esistono dei blocchi in uno o più ambiti della nostra vita e ci risulta difficile attuare un cambiamento, spesso è più facile iniziare ad agire sul nostro spazio prima che su noi stessi. Ma a volte è vero anche il contrario: quando non riusciamo ad attuare le modifiche (o rimandiamo in continuazione) significa che non siamo ancora pronti ad accettare di cambiare interiormente (il fuori rispecchia il dentro…).

Quindi osserviamo per un attimo la nostra casa e chiediamoci: è proprio così che voglio essere?

E non rimandiamo la decisione di intervenire se ciò che vediamo non ci piace!

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